GLI INCONTRI CHE TRASFORMANO!

QUANDO SI FERMA L’OROLOGIO
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ESPERIENZA DALL’ESTERO
20/09/2016

Oggi vi voglio parlare della storia dell’autore di uno degli inni evangelici più conosciuti al mondo e di come certi incontri ti possono cambiare la vita! Nella parabola del figliuol prodigo ci viene rivelata una grande verita’: l’amore di un padre che aspetta a braccia aperte il ritorno del figlio ribelle….. non importa quello che ha fatto, l’importante e’ che giunga a casa! In questa storia non troviamo rimproveri e prediche da parte del padre, ma l’accoglienza gioiosa nei confronti di un figlio che ha preso consapevolezza dell’amore del suo “papa’”!

Nel Vangelo ci viene detto che il Figlio di Dio è venuto per salvare quello che era perduto, che non sono i sani che hanno bisogno del dottore, ma i malati e che tutti coloro che vanno a Lui non saranno mai cacciati via.Non importa quello che hai fatto o non hai fatto. Il passato non conta. Il Figlio di Dio non ti vuole condannare, ma bensì salvare. La compassione del padre di questa parabola rispecchia la compassione di Dio Padre, Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati! Nonostante il figlio avesse preso la sua eredità e avesse abbandonato la casa, il padre non e’ rimasto indifferente. Aspettava il suo ritorno giorno dopo giorno! Se lo avesse trovato per strada lo avrebbe implorato di tornare a casa come Dio stesso fa con noi. Il Padre stava aspettando, stava guardando la strada, come del resto faceva tutti i giorni, e appena vide in lontananza che suo figlio stava arrivando, CORSE da lui! Che immagine toccante: un padre che corre per abbracciare e baciare un figlio che nel frattempo aveva sperperato tutti i suoi beni vivendo dissipatamente.

Non accade lo stesso con Dio? Vivevamo lontano da Lui, avevamo fatto le nostre scelte escludendolo dalla nostra vita, conducevamo una vita di peccato destinata al nulla, tuttavia Egli e’ venuto a cercarci, ci ha strappato dal male con le funi dell’amore e ci ha redenti… e tutto questo immeritatamente, non per le nostre opere o perche’ ne fossimo degni, MA ESCLUSIVAMENTE PER IL SUO GRANDE AMORE!

Paolo scrive agli Efesini che: “E’ per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio. Non è in virtù di opere, affinché nessuno se ne vanti…” SIAMO SALVI PER GRAZIA!
Nella Bibbia troviamo diversi personaggi che hanno occupato posizioni di rilievo, che hanno influito sul cambiamento di leggi sbagliate e disumane e che hanno lottato per l’introduzione di nuove leggi in armonia al Decalogo di Dio.
Abbiamo l’esempio di Giuseppe come vicerè d’Egitto (ha risolto una grande carestia sfamando migliaia di persone e nazioni), Daniele, secondo uomo d’importanza in Babilonia e poi importante statista in Persia (fece promulgare leggi a favore del Dio d”Israele sotto monarchi quali Nabuccodonosor, Dario, Ciro e Artaserse), Mardoccheo e la regina Ester sempre in Persia (i quali hanno sventato una cospirazione e salvato un popolo intero da una strage).
Anche nel corso dei secoli ci sono state persone che hanno cambiato positivamente il corso della storia, arginato eventi drammatici, impedito stragi; hanno testimoniato sulla libertà di coscienza, sui diritti umani, sulle abolizioni di leggi disumane, hanno lottato strenuamente per far si che venissero introdotte leggi nuove a favore dell’umanità che non ha voce, persone che hanno lottato per la giustizia, la verità, la fraternità:  non dobbiamo dimenticarli, anzi oggi voglio ricordarvene alcuni. La storia va ricordata per non dimenticare! Dimenticare la storia significherebbe permettere che quest’ultima si ripeta (quella sbagliata si intende), ricordare invece vuole dire prendere spunto, esempio dal passato, non rendendo vani gli sforzi di chi ci ha preceduto. Uomini come noi, con le nostre stesse debolezze, che a un certo punto, toccati dall’amore di Dio, hanno cambiato vita!
E come ci sono stati in tutte le epoche uomini e donne valorosi perchè non dovrebbero esserci anche ora?

William Wilberforce (1759 – 1833), membro del parlamento inglese, è ricordato come uno dei credenti più impegnati nella campagna a favore dell’abolizione della schiavitù.
Wilberforce nacque in Inghilterra ad Hull il 24 agosto 1759 e nel 1780 era un giovanotto di grande capacità oratoria, un amante delle feste e delle ore piccole. Quasi per scherzo decise di candidarsi alla Camera dei Comuni nella sua circoscrizione; e vinse davvero, dando inizio a una carriera che sarebbe durata quasi cinquant’anni anni. Aveva solo ventun anni. (Messaggio a favore della gioventù: cosa ci si può aspettare da un giovane scapestrato?).Un giorno partì per un viaggio, e il “Grande Cambiamento”, così come amava definirlo, si verificò. Aveva venticinque anni e decise di andare in vacanza sulla riviera francese con un suo amico, Isaac Milner. Lungo il percorso la conversazione si fece intensa. Milner gli parlò in un modo nuovo di Gesù. Essendo Milner una persona perbene, ma lontano dallo stereotipo di cristiano integralista molto diffusa in Inghilterra a quei tempi, colpì molto Wilberforce, che volle approfondire la materia per suo conto. Iniziò una ricerca interiore di verità, si documentò (come ad esempio avevano già fatto i bereani) e non passò molto che fece quell’incontro che trasformò la sua vita, ispirando da quel momento in poi tutte le sue successive battaglie: incontrò Dio!
A seguito di questa profonda esperienza si scoprì fermamente determinato a essere una persona diversa, integra. Non era più sicuro se continuare o no la sua carriera politica. L’ambiente era straordinariamente corrotto. Era dubbioso e si chiedeva se fosse possibile continuare a essere deputato e nello stesso tempo servire la Causa che aveva cambiato il suo cuore e, di conseguenza, le sue più profonde motivazioni.
Prese coraggio e decise di incontrare segretamente una sua vecchia conoscenza, (vi ricordate Nicodemo e il suo incontro nel segreto?) il capitano John Newton. Newton era un ex negriero, capitano di marina che si era intensamente pentito del suo atroce passato. Anche Newton aveva cambiato vita e, per questo motivo, Wilberforce era sicuro che si sarebbero capiti. Almeno lo sperava. L’incontro con Newton fu cruciale. Rafforzò l’intima convinzione che da un po’ di tempo stava facendosi strada nel suo cuore. La sua missione come credente doveva essere al servizio del proprio Paese. “Anche in quel campo Dio avrebbe potuto servirsi di lui se avesse voluto”, furono le parole di Newton.
Mr. Pitt, suo caro amico e futuro Primo Ministro, (importanza della comunicazione epistolare) gli inviò una lettera in cui rafforzò questa sua convinzione: “Con piena certezza, i principi come la pratica del cristianesimo sono semplici e inducono non alla sola meditazione, ma all’azione”.
John Newton, divenuto in seguito celebre per essere stato l’autore della canzone “Amazing Grace”, riferendosi a Wilberforce, scrisse in una lettera: “Credo che ora sia sulla buona strada. Spero che il Signore lo renda una benedizione sia come cristiano che come statista. Quanto raramente queste caratteristiche coincidono!! Ma non sono incompatibili.”
Wilberforce raccolse la sfida, ne pagò il prezzo. Cambiò la storia.
Wilberforce faceva parte di una grande congregazione cristiana londinese, fondata nel 1780 da John Newton.
John Newton, nato a Londra nel 1725, (1725-1807) era figlio del comandante di una nave mercantile che solcava il Mediterraneo.Prese il mare in gioventù e per alcuni anni fu imbarcato su navi negriere. Subì una conversione religiosa che lo portò a diventare un pastore anglicano e uno scrittore di inni, tra cui il più famoso fu appunto Amazing Grace (meravigliosa grazia). Negli ultimi anni di vita divenne un grande sostenitore dell’abolizione della schiavitù.
Arruolatosi giovanissimo in marina, decise ben presto di disertare a causa delle difficili condizioni della vita a bordo. Subito ripreso e degradato, fu successivamente imbarcato su una nave che trasportava schiavi sulle coste africane della Sierra Leone. Entrò quindi alle dipendenze di un brutale mercante di schiavi, finché un capitano di vascello, che aveva conosciuto suo padre, lo liberò. In seguito, divenne lui stesso mercante di schiavi. Al tempo la “tratta degli schiavi” dall’Africa verso le colonie americane era in pieno svolgimento e fonte di enormi guadagni per uomini senza scrupoli.

Durante uno dei viaggi di ritorno a casa, il suo veliero incappò in una violentissima tempesta e mentre lottava per governare la nave, sperimentò quella che avrebbe definito “la sua grande liberazione”. Nel giornale di bordo scrisse che quando tutto sembrava perduto e la nave prossima ad affondare, esclamò: “Signore abbi pietà di noi !” – ma poi pensò – “Quale pietà si può avere per uno come me?”. (parabola iniziale). Cessata la tempesta, si ritirò nella propria cabina per riflettere sulle parole che aveva pronunciato e comprese che attraverso quella burrasca Dio si era voluto rivelare proprio a lui. Avrebbe ricordato quella data, il 10 maggio 1748, come il giorno della sua conversione e della sua umiliazione, quello nel quale si rimise alla volontà di Dio. Continuò ancora per qualche anno a navigare e a commerciare schiavi, ma premurandosi di trattare umanamente quelli che erano sotto la sua custodia. Questo finché, superata una seria malattia, dovette lasciare la vita di mare per un impiego a terra nel porto di Liverpool. Qui conobbe prima il noto evangelista Gorge Whitefield (1714 – 1770) e poi anche John Wesley* (1703 – 1791), il fondatore del metodismo.(incontro illuminante).

Newton sentiva la chiamata di Dio al ministerio e decise di studiare da autodidatta. Il suo primo incarico fu nella chiesa di Olney, un piccolo villaggio della contea inglese del Buckingamshire, abitato soprattutto da ricamatrici. Con il tempo, grazie alla sua predicazione solidamente biblica, la chiesa di Olney crebbe considerevolmente. Nel 1767 si stabilì a Olney un poeta, William Cowper, che divenne amico di Newton. Cowper aiutava Newton nei culti e insieme composero molti inni: il loro desiderio era comporne uno nuovo per ogni riunione. Le diverse edizioni di quelli che sarebbero divenuti noti come gli “Inni di Olney” ebbero una crescente popolarità.
L’inno autobiografico “Amazing Grace” fu composto tra il 1760 e il 1770. Rimaneggiato nel corso degli anni da altri, che utilizzarono con ogni probabilità versi tratti da differenti inni di Newton, è stato trasformato nell’inno evangelico che oggi tutti conosciamo.
Nel 1780 Newton lasciò Olney per assumere l’incarico di rettore a Londra. Esercitò il suo ministerio in una congregazione della quale entrò a far parte, qualche anno dopo, anche il parlamentare inglese William Wilberforce, (vi ricordate il personaggio iniziale?) che si convertì nel bel mezzo della sua carriera politica. Quest’uomo avrebbe dedicato gran parte della sua vita alla lotta per l’abolizione della schiavitù, ma non solo, anche un notevole contributo a diverse attività e fondazioni cristiane, tra le quali spicca la Società Biblica Britannica e Forestiera (British and Foreign Bible Society).
Newton, divenuto cieco, continuò a predicare sino agli ultimi anni della sua vita. Morì a Londra il 21 dicembre del 1807, all’età di 82 anni, sicuro che la “Meravigliosa Grazia” di Dio l’avrebbe condotto alla casa del Padre. Chiese che sulla sua tomba fosse scritto questo epitaffio: “John Newton, un giorno infedele e libertino, mercante di schiavi in Africa, fu, dalla ricca misericordia del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo, protetto, ristabilito, perdonato e designato a predicare la fede che per lungo tempo aveva cercato di distruggere”.
Quello stesso anno il parlamento inglese promulgò una legge, seguita poi da un’altra nel 1808, che vietava a chiunque di trasportare schiavi dentro o fuori i territori Inglesi. Infine, nel 1833, anno della morte di Wilberforce, la schiavitù fu definitivamente abolita in tutto l’Impero Britannico.
Pochi sanno di una lettera scritta sei giorni prima di morire da John Wesley (1791) a William Wilberforce perché non mollasse la lotta contro la schiavitù. La lettera, datata 24 febbraio 1791, avvertiva l’uomo politico inglese dell’aspra battaglia che l’attendeva e l’incoraggiava dicendo:

“A meno che non sia stato Dio stesso a chiamarti per questa causa, sarai consumato dall’opposizione di uomini e demoni. Ma se Dio è con te, chi sarà contro di te? Sono loro più forti di Dio? Oh, non scoraggiarti nel fare il bene! Vai avanti, nel nome di Dio e nella forza della Sua potenza, finché la schiavitù americana, la più vile che si sia mai vista sotto il sole, non scompaia”. (Tratto da: Cristiani Oggi, 16-31 gennaio 2007, p.1,2)

Ma chi era Wesley? John Wesley (1703 – 1791) nacque a Epworth, 37 km nord-est da Lincoln, figlio di Samuel Wesley, laureato a Oxford e reverendo della Chiesa anglicana, e di Susanna Annesley.John era il quindicesimo di diciannove figli. Nel 1696 Samuel Wesley fu nominato rettore di Epworth dove John nacque.
All’età di sei anni, (messaggio per i bambini, non sottovalutiamoli!) John fu salvato dalla canonica in fiamme. Questo fatto attuò in lui una profonda riflessione. Wesley si laureò in lettere al Christ Church College di Oxford nel 1727. Fu ordinato diacono nel 1725 e eletto membro del Lincoln College l’anno seguente.
Spinto dalla lettura dell’Imitazione di Cristo a scegliere la vita religiosa, fu ordinato prete nel 1728. Uomo con una forte personalità, dotato di capacità di guida spirituale e di organizzazione, ha assunto presto la direzione dell’Holy Club fondato dal fratello Charles (il futuro innologo del metodismo e padre del compositore metodista Samuel Wesley) per realizzare una vita di continuo studio della Bibbia e di religione ben regolata. Infatti, a Oxford Wesley, dopo aver condotto una vita ben regolata, studiato le Scritture e messo diligentemente in pratica i doveri religiosi, scoprì la vera e giusta pratica per la fede cristiana. L’Holy Club è stato il nucleo su cui si è sviluppato il metodismo. Il nome metodisti è stato dato dagli studenti di Oxford per prenderli in giro per le loro abitudini metodiche.
“Alla fine della sua lunga vita, egli visse più di 80 anni, dopo oltre mezzo secolo di ministerio itinerante, i suoi aderenti ufficialmente noti superavano il mezzo milione. Però, la moltitudine di coloro che nel corso della sua attività evangelistica erano stati strappati dalla rovina e dalla degradazione del peccato e introdotti in una vita più pura e più luminosa, e il numero di quelli che per il suo insegnamento erano pervenuti a un’esperienza più ricca e più profonda, saranno noti solo quando l’intera famiglia dei redenti sarà riunita nel Regno di Dio. La vita di Wesley insegna una lezione di valore inestimabile per ogni cristiano, Volesse il cielo che la fede, l’umiltà, l’inestimabile zelo, lo spirito di rinuncia e la devozione di qeusto servo di Dio rivivessero nelle nostre chiese di oggi”. G.C. p.194 (264).
Quanti incontri decisivi! William Wilberforce: cinquanta anni di lotta per un ideale. Uno sogno che si avvera, la storia che cambia percorso, per sempre. Un uomo acclamato da Thomas Jefferson (terzo presidente degli Stati uniti d’America) e da Abramo Lincoln (sedicesimo presidente degli Stati uniti d’America) come loro esempio ed ispirazione.

La storia di William Wilberforce. Due date da non dimenticare:
25 MARZO 1807– ABOLIZIONE DEL COMMERCIO DEGLI SCHIAVI
Duecentoquattro anni fa, era il 25 marzo 1807, l’autorità reale inglese dichiara il proprio consenso alla legge approvata dalla Camera con 283 si e 16 no. Il commercio degli schiavi viene definitivamente dichiarato illegale in tutte le colonie Britanniche.
Protagonista di questo cambiamento epocale, senza precedenti nella storia dell’umanità, fu appunto William Wilberforce. Sir Wilberforce fu un uomo che, contro il comune sentire dei contemporanei e contro la volontà della maggioranza, decise di combattere per la causa in cui credeva. Decise di lottare per i suoi principi e impersonò, con la propria vita, anno dopo anno, sconfitta dopo sconfitta, i valori di libertà e uguaglianza in cui credeva. In famiglia come nella professione. (Andare contro corrente!).
Era deputato del Parlamento Inglese e l’impegno della sua vita fu propugnare i diritti di coloro che non avevano voce. Di coloro che non erano considerati nemmeno esseri umani e pertanto trattati come bestie, comprati e venduti. La loro vita valeva solo in funzione del duro lavoro di coltivazione dei prodotti esotici che allietavano le case degli aristocratici inglesi.
Fu da subito considerata una folle impresa quella di cominciare a combattere per questo ideale d’uguaglianza, in un tempo in cui la tratta degli schiavi era considerata del tutto lecita e fondamentale per l’economia dell’Impero. Per vedere realizzato il suo sogno dovette attendere 46 anni. (Abramo 25 anni).
Fu un giorno d’inverno del 1787 quello in cui Wilberforce annuncio pubblicamente alla Camera dei Comuni che avrebbe, di lì a poco, presentato una mozione volta ad abolire il “fiume di scelleratezza e crudeltà”.
A questa causa dedicò la sua esistenza, i suoi talenti, le sue risorse. (Noè investì tutto per 120 anni, considerato un folle).Tutto il suo essere fu concentrato sulla sua missione di coerenza tra l’uomo e la sua carica politica. Dopo vent’anni di lavoro e undici bocciature, il 25 marzo 1807 apparve il primo attesissimo spiraglio di luce. La sua proposta di legge per l’abolizione della tratta degli schiavi fu finalmente approvata. Era solo il primo passo.
26 LUGLIO 1833 – ABOLIZIONE DELLA SCHIAVITÙ, un sogno si avvera e la storia cambia!
Ci vollero infatti ulteriori ventisei anni di proposte di legge, raccolta di prove, sconfitte, aggressioni, minacce, delusioni e petizioni per vedere la schiavitù definitivamente abolita nelle colonie Britanniche. Per sempre. Era il 26 luglio 1833. William Wilberforce aveva vinto. Tre giorni dopo, sul letto di morte, si spense. Aveva fatto in tempo a vedere il suo sogno realizzarsi!
“Al tempo di Wilberforce… la schiavitù era normale come la nascita, il matrimonio e la morte… La stessa idea di civilizzazione senza la schiavitù era inimmaginabile. L’idea di abolire la schiavitù in quel tempo era talmente fuori discussione che Wilberforce e i pro-abolizionisti non potevano neanche parlarne in pubblico. Focalizzarono la loro attenzione su un livello inferiore, l’abolizione del commercio degli schiavi. Mai si permisero di parlarne apertamente. La speranza che segretamente custodivano era infatti che una volta abolito il commercio di esseri umani, sarebbe stato possibile muovere un ulteriore passo in avanti”. E così fu. In tutto ci vollero quarantasei anni.
Wilberforce era un uomo di fede, non di quelli tradizionali che si incontrano in chiesa solo la domenica, più per rito che per scelta. La sua fede era attuale, pratica, vissuta nella vita di ogni giorno. Gli storici del tempo raccontano che la sua casa era sempre piena di gente, un continuo via vai di persone ma, indipendentemente da chi fosse presente a colazione quel giorno, non si univa mai al gruppo se non aveva prima terminato il suo tempo di preghiera e di meditazione quotidiano. Era un uomo che amava la compagnia, si divertiva con tutti. Aveva una straordinaria capacità oratoria, amava osservare la natura e amava cantare. Si documentava su ogni argomento, era curiosissimo. Lavorava per ore ininterrottamente, quando poteva si tratteneva con la sua famiglia e giocava con i figli talmente volentieri che sua moglie sospettava che lui si divertisse ancor di più dei ragazzi, se possibile. La sua casa era sempre un centro di accoglienza di amici e colleghi con i quali portava avanti le sue battaglie.
Aveva una visione chiara. Una motivazione pura. Una determinazione profondamente radicata.
Nel 1787, poco prima dell’annuncio alla Camera dell’inaspettata mozione, nel suo diario personale annotò:“Dio altissimo ha messo davanti a me due obiettivi, la soppressione del commercio degli schiavi e la riforma dei costumi morali.”
Il suo scopo era fare il bene. La sua strategia era renderlo attraente. Ne fece una questione di costume sociale. Non confinò la sua battaglia entro le mura della Camera dei Comuni, uscì per le strade, coinvolse la gente comune, fece una petizione popolare talmente numerosa da scuotere le fondamenta del potere. Annunciò le sue idee di giustizia e uguaglianza attraverso la crescita di un movimento che si fece sempre più strada tra le coscienze della gente. Rese consapevole il popolo dei suoi ideali e dei suoi principi, lo rese partecipe a tal punto che divennero necessari e condivisi da tutti, imponendo il ricorso a un atto formale non più rinviabile. Il Parlamento ne prese atto e approvò la legge.
“Wilberforce non presentò mai la sua attività come impegno religioso. Il suo era uno sforzo per migliorare le condizioni sociali, punto e basta. Tra le altre cose, si impegnò per la riduzione del crimine e migliorò le condizioni generali in cui vivevano i poveri”.
Eric Metaxas riferendosi alle parole annotate da Wilberforce nel suo diario privato, scrive: “Wilberforce, al tempo in cui scrisse quelle parole aveva ventotto anni ed era un pazzo, idiota o, al contrario, era davvero ispirato nei suoi due obiettivi da chi diceva di essere”. Gli interessi in gioco erano infatti straordinariamente forti ed estesi.
“Al Parlamento sembrava del tutto impensabile che la Gran Bretagna potesse prosperare senza i prodotti forniti dalle piantagioni nelle Indie Occidentali. C’era, poi, la questione della politica internazionale, e della posizione della Gran Bretagna rispetto alla Francia, al Portogallo, al Brasile e alla nuova nazione, gli Stati Uniti d’America. Se una sola nazione, la Gran Bretagna, avesse abolito unilateralmente la schiavitù, ma gli altri paesi non l’avessero fatto, l’effetto sarebbe stato semplicemente – così sostenevano gli oppositori – che il potere e la ricchezza sarebbero passati alle altre nazioni, e che il Paese si sarebbe indebolito a livello internazionale”.
John Wesley nel 1790, ormai ottantasettenne e sul letto di morte, gli scrisse probabilmente quella che fu l’ultima sua lettera. Diceva:

“Se Dio non vi avesse creato per questa causa, sareste stato logorato dall’opposizione di uomini e diavoli. Ma, se Dio è con voi, chi può essere contro di voi? Sono tutti insieme più forti di Dio? Non vi stancate di fare il bene. Andate avanti…”.

In breve, ecco i principali segreti del suo successo:
1. Una visione chiara. Annotata con cura sul suo diario personale fin dal 1787.
2. Una motivazione pura.
3. Un passo costante.
4. Le parole di incoraggiamento e supporto di leader come John Newton, Mr. Pitt e John Wesley. (Gli incontri che cambiano la vita).
5. I suoi amici di Clapham, zona periferica di Londra. Essi furono di straordinario ma soprattutto di quotidiano aiuto. Erano così uniti da destare meraviglia in chiunque avesse il privilegio di conoscerli. Erano legati da una tale comunione di intenti (band of brothers) che le pressioni esterne e i momenti difficili, tantissimi in quarantasei anni di dura lotta parlamentare, incontravano una barriera insormontabile. L’amicizia e la fraterna vicinanza del Clapham Common furono di costante e diuturno refrigerio. (L’nfluenza delle buone amicizie!).
6. Sapeva che non si trattava di una semplice passeggiata. Scrisse:

“«Giorno dopo giorno, mi rendo sempre più conto che il mio lavoro dev’essere contrassegnato da sforzi costanti e regolari, più che improvvisi e violenti». Sapeva che in questa causa sarebbe prevalsa una mentalità da maratoneta più che da velocista”.

Questa storia ci insegna che la vita e’ fatta di scelte e incontri che trasformano!
Storie di personaggi le cui vite si sono incontrate, e non a caso…. e grazie a questi incontri, con la forza dell’unione, dell’esempio, dell’incoraggiamento e del consiglio, la storia e’ cambiata in meglio….
Esempi veri e concreti di vita attraverso i quali vediamo come una persona sola puo’ fare la differenza…..
Incontri illuminanti, percorsi condivisi, passaggi di testimone…….
Non li ha spaventati la maggioranza avversa, l’arduità del compito, le difficoltà incontrate, l’impossibilità apparente, lo scoraggiamento: hanno creduto, lottato e infine hanno vinto! Non hanno mai smesso di sognare!

Non c’è corona senza spine e non c’è gloria senza croce!

Che Dio risvegli lo zelo che ha animato questi uomini e susciti nella sua chiesa persone di così alto calibro, uomini vincenti nel nome di Gesù!
Vuoi essere tra questi? A te la scelta!

George Bernard Shaw: «Alcuni uomini vedono le cose così come sono e dicono: “Perché?” Io sogno le cose come non sono mai state e dico: “Perché no?”»

Qui sotto vi riporto il testo dell’inno in italiano:

Meravigliosa grazia
Meravigliosa grazia, e dolce il suono
Che mi salvò, io sventurato
Ero perduto, ma ora sono stato trovato
Ero cieco ma ora posso vedere
Rit.Le mie catene sono scomparse, sono libero
Il mio Dio, il mio Salvatore mi ha riscattato
Come una piena c’inonda la sua misericordia
Amore infinito, meravigliosa grazia
La grazia ha insegnato al mio cuore a temere
E la grazia mi ha liberato dalla paura;
Preziosa apparve la grazia
Nell’ora in cui finalmente iniziai a credere!
Il Signore mi ha promesso il beneLa sua parola protegge la mia speranza
Egli sarà il mio scudo e parte di me
Fino a quando resterò in vita
Presto la terra si scioglierà come neve
Il sole cesserà di splendere
Ma Dio, che mi è apparso quaggiù
Sarà per sempre mio
(Sei mio per sempre)
[oppure: sarà/sarai con me per sempre]
Amen!