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Esperienza dall’estero

Un giorno, lessi in una rivista un articolo sull’Irlanda e rimasi subito affascinata da questo paese. L’isola verde, come viene anche chiamata, mi era nota solo attraverso le lezioni di geografia e le formule di benedizione irlandesi spesso stampate su cartoline. Ritagliai l’articolo e lo misi sulla mia scrivania. Ogni giorno vedevo di fronte a me le belle fotografie del paesaggio irlandese e questo suscitò il desiderio di visitare un giorno quel paese; questo sogno si compì molto prima del previsto.

Poiché studiavo come insegnante di inglese, si presentavano spesso opportunità di pratica all’estero. Un giorno scoprii che il prossimo settembre (2008) c’erano ancora posti disponibili per fare pratica della lingua inglese in Irlanda. Col cuore pieno di gioia lo raccontai ai miei genitori. Dopo aver chiarito alcune cose, si decise che sarei partita con altre cinque studentesse, per un periodo di quattro settimane, per far pratica in una scuola elementare. Non riuscivo a credere che davvero avrei fatto quel viaggio e ringraziai Dio con tutto il cuore per questa opportunità.
Il giorno della partenza si avvicinava ed infine arrivò il momento di prendere l’aereo per Dublino, dall’aeroporto di Monaco di Baviera. Raggiungemmo la capitale a tarda notte ed eravamo abbastanza stanche per il viaggio. In aeroporto avevamo dovuto prendere un autobus per raggiungere l’hotel in città. Il mio bagaglio consisteva in una valigia ed un grande zaino e che gioia fu quella di poter depositare tutto il mio bagaglio sul bus! Quando scendemmo alla fermata, mi rallegrai in anticipo all’idea di poter andare a letto. Ma improvvisamente mi resi conto che mi mancava qualcosa. Sentii dei brividi. Nella fretta aveva lasciato la valigia sull’autobus che se ne era andato già da un po’. Come fare per ritrovare il mio bagaglio in quella grande città?

In quella valigia avevo parte dei miei vestiti per quattro settimane e il materiale scolastico. Pregai con fervore Dio per chiedergli aiuto in quella difficile situazione.

Intanto si fece quasi mezzanotte quando raggiungemmo l’hotel, dove fummo accolte cordialmente. Dopo aver raccontato della mia disavventura, mi promisero che si sarebbero occupati del problema. Dopo qualche telefonata mi portarono con un auto dell’hotel al terminal degli autobus, dove i mezzi venivano parcheggiati durante la notte. Entrammo in un edificio che era praticamente l’ufficio degli oggetti smarriti ed in poco tempo recuperai la mia valigia. Ringraziai quell’amabile dipendente che ironicamente mi disse: “In Irlanda nulla è impossibile”, ma sapevo che Dio aveva operato un miracolo.

Esausta, ma con il cuore colmo di gratitudine e gioia, finalmente mi lasciai cadere sul letto. Così cominciò la mia vita in “terra di benedizione”, certa che Dio anche lì non mi avrebbe lasciata sola.
“Il mio aiuto viene dal Signore, che ha fatto il cielo e la terra” (Salmo 121: 2).

Il fine settimana a Dublino volò in un attimo e passai un bel momento in compagnia. Ebbi anche l’opportunità di parlare della mia fede e del giorno di riposo con le mie compagne di corso, poiché il Sabato non presi parte alle loro attività. Si mostrarono molto aperte e comprensive e rispettarono la mia posizione.
Durante il mio soggiorno scoprii qualcosa di molto interessante riguardo al sabato. Mi dedicai un po’ a studiare l’inizio del cristianesimo in Irlanda e Scozia e trovai la Chiesa celtica (detta anche Chiesa “irlandese-scozzese”).
Nella mia ricerca, scoprii che anche qui i primi cristiani osservavano il sabato come giorno di riposo tuttavia erano sempre più oppressi e perseguitati.
“L’Irlanda fu, infatti, un’eccezione in Europa poiché già nell’antichità si convertì al cristianesimo senza essere parte dell’Impero Romano. Allo stesso modo, contrariamente a quanto accade nel resto d’Europa, non fu influenzata dalla migrazione. Questi due fattori hanno contribuito essenzialmente all’espressione del cristianesimo celtico”.1
Nella sua opera “La Chiesa in Scozia”, James C. Moffat scrive: “A quanto pare, nelle chiese celtiche di un tempo, sia in Irlanda che in Scozia, era consuetudine osservare il sabato come giorno di riposo dal lavoro, cioè il sabato ebraico. Osservavano il quarto comandamento letteralmente nel settimo giorno della settimana”.2
1 http://de.wikipedia.org/wiki/Iroschottische_Kirche
2 http://www.logon.org/german/s/p122.html

Tornando al mio viaggio: il lunedì, purtroppo, dovemmo separarci poiché ad ogni studente corrispondeva una scuola diversa. Così presi il treno ed iniziai il mio viaggio verso Cork, a circa 250 km di distanza, dove la famiglia che mi avrebbe ospitato mi venne a prendere. La mia scuola era in un villaggio costiero chiamato Clonakilty. La famiglia era composta da una coppia sposata con tre figli, che mi accolsero con calorosa simpatia. La loro casa era a soli cinque minuti dalla scuola ed era circondata da prati verdissimi. Dalla finestra della mia camera avevo una bellissima vista della costa e del mare!
A scuola, ben presto presi confidenza con alunni e insegnanti e mi trovai molto a mio agio. Fu una grande soddisfazione insegnare un po’ di tedesco ai bambini e dare loro un assaggio della cultura tedesca; così ebbi modo di migliorare il mio inglese e raccogliere alcune idee, oltre ad avere uno stimolo per il mio corso.
Mi rimaneva abbastanza tempo libero per esplorare la regione, da sola o con la famiglia che mi ospitava o con le mie compagne. In quelle quattro settimane cercai, per quanto possibile, di “assorbire” più che potevo dalle bellezze del paese: i prati infiniti e le verdi colline, le spiagge appartate, le tracce dei Celti e le case con le porte multicolori.
Durante questo periodo meditai spesso su Dio e sulla mia vita. Intimamente sentii il bisogno di parlare con Lui e notai che il mio rapporto con Lui diventava più stretto. Poco prima della mia partenza per l’Irlanda aveva avuto un’esperienza dolorosa che dovevo superare, per questo lottava spesso con Dio, ma ora sentivo che Dio mi parlava e voleva guarire le mie ferite.

Le parole di 2 Re 20:5 assunsero particolare importanza in questo momento e mi servirono di grande conforto: “Ho ascoltato la tua preghiera e ho visto le tue lacrime”. Capii chiaramente che solo se davo a Dio tutti i frammenti del mio cuore, lui mi avrebbe dato la salute. Forse mi aveva permesso di fare questo viaggio in Irlanda per trovare me stessa e avvicinarmi a Lui.

Fu anche un’opportunità per me di pregare per poter parlare di Dio con la famiglia che mi ospitava, perché aveva notato che la chiesa e la fede non erano per loro più di una tradizione.
Un pomeriggio, mio padre “adottivo” stava falciando il prato e improvvisamente chiamò tutti in giardino per chiederci di aiutarlo nella sua ricerca. Mentre stava tagliando l’erba, una vite del tagliaerba si era allentata e cadendo si era persa nel prato. Ma come potevamo trovare un oggetto tanto piccolo? Era come la proverbiale ricerca di un ago in un pagliaio! Pregai in silenzio e mi vennero in mente le parole di Gesù: “Chiedete e vi sarà dato; Cercate e troverete; picchiate e vi sarà aperto”(Luca 11: 9). Cercammo per qualche minuto ed improvvisamente il padre grido di gioia. A quanto pare aveva avuto successo nella ricerca. Mi rallegrai molti e gli dissi: “Sai una cosa? Ho pregato per ritrovare la vite”. Mi guardò perplesso e infine disse: “A quanto pare la preghiera è stata di aiuto”.

HO ASCOLTATO LA TUA PREGHIERA E HO VISTO LE TUE LACRIME
2 RE 20:5